UNA RIVOLUZIONE SILENZIOSA

UNA RIVOLUZIONE SILENZIOSA

DALL’ASCOLTO DELLA RABBIA ALLA CREAZIONE DEGLI ECOVILLAGGI

Stanno nascendo come funghi. In modo silenzioso. In tv e nei quotidiani di certo non lo diranno.
Stiamo parlando di ecovillaggi, del “co-housing”, delle scelte di vita sostenibile orientate verso un paradigma differente, verso una maggiore coerenza con una visione realmente eco-logica ed olistica dell’esistenza. Stiamo parlando di autoproduzione, di scambio, di mutuo sostegno, di forme di economia condivisa, di progetti di home-schooling, di consumo consapevole e di una alimentazione biologica e tendenzialmente vegetariana o vegan. Uno stile di vita naturale ed essenziale.
Forti segnali a dimostrazione di un cambiamento in atto negli ultimi anni si evincono anche dai numeri. In Italia alla fine del 2012 il numero dei progetti di ecovillaggio avviati e visibili sui motori di ricerca era 26; alla fine di Agosto 2014 il numero è salito a più di 200. Quantità che non tiene conto di un alto numero di comunità ecologiche di gruppi senza un nome che preferiscono non fare parte del Rive (Rete Italiana dei Villaggi Ecologici) o della Rete Ecosardi in Sardegna e che scelgono di non dichiararsi sul web.
Nel gruppo Ecovillaggio su facebook alla fine del 2013 i membri erano circa 200; nel giro di un anno sono diventati circa 3500. Per non parlare di un incremento esponenzialmente in crescita delle visualizzazioni su siti e blog che si occupano di:

  • vita sostenibile,
  • autoproduzione,
  • agricolture biologiche,
  • biodinamiche e sinergiche,
  • tecnologie ed energie alternative e sostenibili open source,
  • omeopatia e medicina olistica.

Cito qui anche un pensiero di Francesca Guidotti, presidente dell’Associazione Rive, tratto dal libro “Ecovillaggi e cohousing” (Terra Nuova Edizioni):

[...] In Italia il numero degli ecovillaggi è in crescita. E se questo fenomeno, oltre alla crisi economica e politica è in parte da ascrivere all’attuale crisi di valori, il raddoppio in pochi anni del numero degli ecovillaggi costruiti e dei progetti in fase di realizzazione mette in luce un nuovo corso, esistenziale e politico, soprattutto tra le giovani generazioni.

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Attraverso una prolungata ricerca su internet, le conoscenze e lo scambio di esperienze, ho potuto constatare alcuni denominatori comuni nei percorsi personali che mi permettono di affermare che esistono delle fasi, che tutti coloro che desiderano ritrovare una reale gioia ed armonia interiore compiono; un percorso di risveglio che si avvia con una crisi profonda esistenziale che coinvolge sia il piano psicologico, energetico, psicosomatico, emotivo, sia quello affettivo-relazionale-familiare, ma anche quello pratico-economico legato ai concetti di sostentamento e di sopravvivenza.

Ma come ci si arriva a cambiare stile di vita?

  • 1. I primi segnali
  • 2. Voglia di denunciare
  • 3. Trovare altre soluzioni
  • 4. L’introspezione
  • 5. La creazione del nuovo
La stanchezza, il senso di smarrimento, la frustrazione, la depressione, la percezione empatica del dolore degli Esseri Umani che sappiamo e vediamo dai mass media vivere in condizioni di estrema sofferenza e violenza. C’è un profondo senso di ingiustizia e di rabbia per come l’essere umano è capace di mentire, violentare, affamare, condizionare se stesso, di distruggere e danneggiare gravemente la natura che ci ospita. Condizionamenti e bugie, vizi mentali, assuefazione alla violenza, egocentrismo, frutti di un paradigma che iniziamo ad intuire come obsoleto e fallimentare, distruttivo e schiavistico. La frustrazione e la rabbia ci hanno portato a informarci oltre i canali “ufficiali”, che ci hanno mantenuto con un senso di inferiorità, di impotenza e di paura per comprendere cosa si muove dietro le quinte. E dopo c’è il controllo da parte di coloro che scopriamo essere il “NWO”, i grandi potenti della terra, corporazioni, banche, lobbies, multinazionali che determinano le condizioni di vita. Scopriamo che lo fanno attraverso bugie, teatrini politici, bisogni indotti, bollette da pagare, manipolazioni climatiche, medicinali, dogmi, estremismi di ogni genere, pretesti per mantenere in atto scelte violente ed invasive nei confronti di popolazioni inermi appositamente ridotte in povertà. Scopriamo il signoraggio bancario, le scie chimiche, i danni da vaccinazioni e degli additivi chimici e antibiotici negli alimenti, i maltrattamenti degli animali negli allevamenti. Siamo tanti che ogni giorno riflettiamo su ciò che sta accadendo e ci preoccupiamo seriamente, per noi, per i nostri figli e per le generazioni future.
A questo punto ci viene voglia di scendere nelle piazze tutti insieme, di fare informazione, quella vera perché la gente si svegli e possa la massa cacciare i “dominatori”, gli “schiavisti”, la classe dirigente-delinquente. Ma anche nell’attivismo socio-politico scopriamo che quel movimento che sembra più genuino, in realtà non lo è, che i vertici dei partiti fanno finta di litigare e di schierarsi davanti alle telecamere, che le opposizioni sono controllate dall’alto della piramide. E quando sembra che alcuni movimenti genuini si uniscano, arrivano disturbatori, de bunker che creano nuovamente separazioni, giudizi, tensioni sociali. Ci sentiamo a questo punto rassegnati, frustrati, esausti di avere a che fare con un sistema truffa che penetra ovunque in modo invadente, che ci vuole consumatori passivi, studenti omologati, creduloni, lavoratori alienati o contestatori in conflitto tra loro, respiratori e mangiatori di schifezze che ci fanno ammalare. Ci sentiamo ingannati ed arrabbiati anche con noi stessi, quasi un senso di colpa per esserci illusi che fossero verso l’esterno le azioni da compiere, per aver creduto che la soluzione fosse in questo o quel movimento, in questa o quell’altra azione di denuncia. Giunge un’altra fase della crisi, ancora più intensa, un senso di impotenza che ci porta ancora più in profondità, ad interrogarci meglio su cosa c’è che non va. Il tutto ritrovandoci a fare i conti con un costo della vita assolutamente sproporzionato rispetto alle possibili entrate provenienti da lavori precari e indegnamente retribuiti. Il “dividi et impera” è una strategia che ha sempre funzionato nella storia per conservare il potere di pochi. Iniziamo a prendere coscienza del fatto che questo “sistema” si regge e si perpetua prelevando e risucchiando potere dalle nostre energie, dalle nostre paure, perché noi stessi lo permettiamo, a causa della nostra inconsapevolezza e della nostra dipendenza da ciò che ci si presenta dall’esterno.
Iniziamo ad avere voglia di trovare soluzioni reali, di ricercare oltre quel paradigma che ci mantiene nel conflitto tra bene male, nel giudizio e nella paura/rabbia. Sentiamo irrimandabile la voglia di ritrovare armonia, serenità emotiva e salute nella mente e nel corpo. Così giungiamo per “caso” (iniziamo a percepire come coincidenze, poi come segni, poi come sincronicità) qualche sito che parla delle scoperte delle avanguardie della fisica e della meccanica quantistiche. Incontriamo realtà e azioni come quella del One People Public Trust, film come “Matrix”, “Il pianeta Verde”, documentari come “Un nuovo mondo”, “Kimatica”, “lo Sfidante”, “Gli specchi esseni”, video come “Il Diritto all’Apocalisse. Siamo noi il NWO” di Marco Suadoni o “La ciabatta” e “Poveri Christi” di Natalino Balasso, in nuove filosofie scientifiche come la Sigmasofia. Creazioni che ci parlano chiaramente e scientificamente della connessione profonda ed imprescindibile che esiste tra ogni atomo, tra ogni Essere Vivente e del potere del Pensiero (forme di energia sottile con differenti frequenze e vibrazioni ) di generare la materia (energia condensata, solidificata), della corrispondenza tra la salute dei chakra energetici e la nostra capacità di percepire la connessione con Tutto. Comprendiamo che ogni reazione di opposizione ad uno Stato di cose è comunque dipendente dall’identificazione in quello Stato di cose. Che finora abbiamo funzionato come pile per questo sistema, mantenendolo in vita attraverso le polarità opposte, sia con atteggiamento di approvazione (+) che con la disapprovazione (-): metterci contro qualcosa significa ancora riconoscerne l’esistenza e la validità, dare attenzione/energia, perpetuarne la sua manifestazione nella realtà e la nostra dipendenza.
La fase successiva riguarda una reale messa in gioco personale, la messa in discussione delle proprie scelte, una sorta di rivoluzione interiore. Si smette di guardare solo fuori, di accusare e giudicare gli altri e si inizia a chiederci cosa possiamo fare noi, ciascuno partendo da Sé, per i propri cari. Perché mi sento schiavo controllato, perché mi sento una vittima? Lo sono realmente? Perché non ascolto e non seguo veramente con azioni concrete quello che desidero? Perché non riesco ad essere io per primo quel cambiamento che vorrei vedere nel mondo? Ostacolatori come l’abitudine ad avere le comodità più moderne, la paura di cambiare, di lasciare un lavoro sicuro e non riuscire più a mantenere i propri figli, la paura del giudizio degli altri, la paura di non riuscirci, il timore di ripercussioni da parte del sistema, la depressione, la fissazione sui pensieri di fallimento, di scarsità, di scomodità, l’ansia dell’incertezza sul futuro, la dis-abitudine ad affidarsi al proprio intuito, la scarsa stima di sé, i condizionamenti religiosi, culturali e familiari che per secoli abbiamo passivamente subito e in cui abbiamo attivamente creduto e perpetuato cedendo le nostre energie. Quel senso di “tradimento nei confronti di noi stessi” inizia a non poter essere più ignorato. Qualcosa ci sta spingendo verso una vera rivoluzione che non può essere esterna se prima non è interiore. Ci rendiamo conto visceralmente di essere co-creatori della realtà e non possiamo aspettare o sperare che la maggioranza si decida, perché alla fine tutto dipende da ciasc-Uno. Solo un “Uno” che ha fatto la propria rivoluzione interiore ed armonizzato le parti in conflitto dentro Se stesso può agire consapevolmente verso un radicale cambiamento della realtà esterna e generare armonia intorno a Sé, senza proiettare fuori le proprie tensioni interiori. Cambia la visione dell’Esistenza e le azioni si trasformano.
Realizziamo così che l’unica scelta di senso è smettere di sprecare energie per la distruzione del vecchio, scegliamo piuttosto di concentrarci sulla creazione del nuovo, di ciò che desideriamo veramente[/highlight]. Il vecchio si spegnerà man mano che non avrà più pile (+ e -) che lo mantengono in vita. Si inizia a desiderare di cambiare vita, di andare a vivere in natura, da soli o con un gruppo di amici fidati o in situazioni dove è più possibile trovare vicini di casa che vedono al uomo come Anima incarnata connessa con Tutto e non più come persona fisica con tanto di codice fiscale, separata dalle altre. Ci sentiamo attratti dall’idea di coltivare orti e frutteti, di lavorare la Terra che ci da in cambio il sostentamento necessario e la possibilità di vivere situazioni che ci ricordano la connessione profonda con gli elementi naturali, ma soprattutto con il proprio Centro. Attraverso l’autoproduzione, attraverso il mutuo sostegno e la creazione di reti di scambio di prodotti, biotecnologie, lavoro, competenze e risorse diviene possibile risparmiare drasticamente sui costi della vita, boicottare sempre di più i prodotti delle multinazionali che calpestano i diritti umani e costituire quindi una società parlallela ecosostenibile, alternativa, creativa.

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Gli Esseri umani si stanno svegliando, stiamo imparando a guardarci dentro, ad ascoltarci profondamente a trasmutare ed alchimizzare le nostre paure, le nostre rabbie, le nostre frustrazioni. Attraverso la creazione degli Ecovillaggi stiamo compiendo una rivoluzione silenziosa con radici forti e sulle basi di un paradigma davvero nuovo, evoluto, aperto alle avanguardie scientifiche attraverso cui consolidiamo la nostra consapevolezza di Essere ciasc-Uno parte dell’Unico Popolo ospite dei questo meraviglioso Pianeta.

Silvia.

Se vuoi saperne di più, puoi conoscere le esperienze di quelli che hanno scelto la vita eco-sostenibile nella Rete Italiana Villaggi Ecologici e nella Rete Eco Sardi.